[Resp-csbno] Parole che decisamente avevo bisogno di ascoltare - AIB-CUR - 23 Apr 2011

Gianni Stefanini gianni.stefanini a csbno.net
Mer 27 Apr 2011 00:44:31 CEST


Salve a tutti,
per chi non avesse avuto occasione leggerlo su Aib Cur invio l'articolo 
di Antonella Agnoli apparso il 23 sul Manifesto.

Come ha scritto, sempre su Aib-Cur, Francesco Mazzetta, "Parole che 
decisamente avevo bisogno di ascoltare" penso che possano fare bene 
anche a tutti noi, per questa ragione ho pensato di pubblicarle sulle 
nostre due liste.
Nonostante tutte le difficoltà cerchiamo di "tenere" e di andare avanti.
Buon lavoro a tutti!
Gianni Stefanini


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  LUOGHI PER LA COMUNITÀ SOFFOCATI DALLA CRISI

  Biblioteche DE PROFUNDIS?
  di Antonella Agnoli

  Nella maggior parte degli stati americani i finanziamenti alla cultura
sono calati drasticamente e nel Regno Unito i tagli del governo
conservatore hanno provocato la chiusura di quattrocento biblioteche.
Tocca ai cittadini mobilitarsi per salvare queste «infrastrutture
democratiche»

  Ci è voluto un cinico giornalista del «Financial Times» per scrivere
nero su bianco quello che tutti pensano ma si guardano bene dal dire in
pubblico: le biblioteche sono destinate a morire. In un lungo articolo
pubblicato il 16 aprile, Christopher Caldwell ha tracciato un primo
bilancio delle chiusure provocate dai tagli del governo conservatore nel
Regno Unito: quattrocento biblioteche in meno. Dall'altra parte
dell'Atlantico il 15 per cento delle biblioteche americane negli ultimi
mesi ha ridotto l'orario di apertura, le altre cercano disperatamente
aiuti privati per evitare di farlo.
  Dall'osservatorio di Pittsburgh posso aggiungere che in Texas si sta
discutendo un bilancio 2012 in cui i finanziamenti alle biblioteche
vengono ridotti del 99%, oltre a una perdita di 8 miliardi di dollari in
fondi del governo federale. In Florida, il Senato ha eliminato il 100%
dei contributi alle biblioteche, il che provocherà anche una perdita di
finanziamenti del governo federale, che sono legati a un certo livello
dei servizi. In
  California il bilancio è ancora nel caos e difficilmente i servizi
culturali saranno risparmiati.

  In competizione con i pompieri
  Un'eccezione c'è: la Pennsylvania, dove i finanziamenti dello Stato non
calano: l'anno prossimo il Public Library Subsidy rimarrà allo stesso
livello del 2011 (53,5 milioni di dollari) al contrario di molti servizi
essenziali, come l'università, i trasporti pubblici o la difesa
dell'ambiente, che il nuovo governatore repubblicano Tom Corbett ha
tagliato senza esitare. Secondo «American Libraries», 19 stati su 50
hanno ridotto i fondi per le biblioteche (e dieci hanno fatto tagli
superiori al 10%).
  Il «Financial Times» spiega che le biblioteche non attraversano una
crisi passeggera ma una fase in cui la loro stessa esistenza è in
dubbio. La ragione è semplice: in quanto istituzioni finanziate dai
governi locali esse devono subire le conseguenze di una crisi fiscale
che non è contingente.
  Tutti i governi occidentali hanno bilanci pesantemente in rosso e in
Gran
  Bretagna come negli Stati Uniti, ridurre la spesa pubblica è diventato
una priorità. Né Cameron né Obama vogliono (o possono) aumentare le
tasse, quindi possono soltanto tagliare le spese e non saranno certo
quelle militari a essere ridotte, almeno nel breve periodo.
  Tra le spese non militari, le biblioteche devono competere con servizi
sanitari sempre più costosi e con un sistema pensionistico squilibrato
per ragioni demografiche (in futuro ci saranno più pensionati che
lavoratori attivi). La crisi continua a mantenere elevate le spese di
assistenza ai disoccupati e ai poveri e - sottolinea Caldwell - negli
Stati Uniti «le spese locali per il welfare sono spesso obbligatorie per
legge mente le spese per le biblioteche sono discrezionali».

  La fine della transizione
  L'autore dell'articolo va oltre: «Le biblioteche appartengono a un
periodo di transizione alla fine del XIX secolo, dopo l'affermazione
della democrazia ma prima della crescita del welfare state. Le
biblioteche facevano da ponte fra il vecchio stile di governo e il
nuovo». Oggi questo periodo di transizione è finito da un pezzo e la
biblioteca, come molti altri settori dello stato sociale, potrebbe
soccombere alla crisi fiscale.
  Esse sono vulnerabili anche perché, al contrario della sanità o della
scuola, servono una minoranza della popolazione. Non ci sono famiglie
escluse dal servizio sanitario in Gran Bretagna, né famiglie che
rinuncino all'istruzione obbligatoria negli Stati Uniti (con modeste
eccezioni legate a convinzioni religiose). Le biblioteche, invece,
vengono frequentate da circa un terzo dei cittadini in Inghilterra e, in
America, il 58% degli adulti sostiene di avere la tessera della
biblioteca ma questo naturalmente non significa che poi ci si vada
davvero. Gli enti locali devono decidere se tagliare servizi che
semplicemente sono irrinunciabili, come i pompieri o la polizia, oppure
sacrificare una istituzione utile solo a una minoranza: non è difficile
immaginare quali saranno le scelte.

  Studenti in difficoltà
  Implicita in questa discussione, ma mai affrontata è la questione di
un'altra fase di transizione che le biblioteche hanno estrema difficoltà
a gestire. Si tratta della fase iniziata alla fine del ventesimo secolo
con la prepotente affermazione delle tecnologie di comunicazione
individualizzate.
  Il computer portatile, il telefonino, ora l'iPad non potevano che
generare la sensazione che la fase in cui le biblioteche facevano da
ponte fra la cultura accumulata nei secoli e il singolo utente fosse
finita. Su questo, qualche riflessione più approfondita sarebbe utile.
  I bibliotecari sostengono che le biblioteche sono un servizio
necessario per la comunità e nessuno studioso serio lo nega ma i
politici, almeno in questi anni tristi, sono indifferenti a ogni
ragionamento che vada al di là della prossima scadenza elettorale. Se
proprio devono pensarci, diranno che nell'era degli smart phone, del
Kindle e dell'iPad nessuno ha veramente bisogno della biblioteca. Magari
potranno anche riconoscere che sono molto utili per i pensionati, i
disoccupati e gli immigrati ma i primi possono andare a leggere il
giornale al bar, i secondi si accontentino di non morire di fame e gli
ultimi prima se ne vanno e meglio è.
  Non ci sono buoni argomenti che possano convincere cattivi politici a
fare ciò che dovrebbero, ma i cittadini hanno varie buone ragioni per
mobilitarsi in difesa delle biblioteche, a cominciare proprio da quei
grandi utilizzatori di smart phone, di Kindle e di iPad che sono gli
studenti universitari. Un rapporto di qualche anno fa sulla loro
capacità di fare ricerche su internet finalizzate allo studio e non
all'intrattenimento dava risultati poco entusiasmanti: solo il 52% era
in grado di valutare correttamente l'obiettività di un sito web, solo il
65% il suo grado di autorevolezza. In altre parole, moltissimi giovani,
forse la maggioranza, non sono in grado di distinguere il valore dei
materiali di Wikipedia da quello delle pubblicazioni dell'università di
Harvard, né sono capaci di trovare ciò che è utile per capire situazioni
complesse o problemi politici con i quali non hanno familiarità.
  Questo significa che, in assenza di ambienti culturali collettivi che
offrano aiuto e guida, le straordinarie possibilità di ricerca offerte
dalla rete resteranno delle possibilità, quando non aggraveranno la
confusione per l'eccesso di stimoli non filtrati. I gadget elettronici
non sono un sostituto né della scuola né della biblioteca.

  Confronto tra cittadini
  Questa linea di ragionamento, tuttavia, rimane ancora nell'ambito
ristretto di una valutazione economicista dell'utilità sociale della
biblioteca: se non si vuole che i giovani crescano troppo ignoranti, e
quindi incapaci di competere sul mercato mondiale, occorre fornire
almeno dei servizi culturali minimi, tra cui le biblioteche. C'è una
ragione ben più sostanziale da mettere al centro del dibattito: come
scriveva la bibliotecaria Eleanor Jo
  Rodger in un saggio del 2009, le biblioteche sono una irrinunciabile
  «infrastruttura democratica» e questo è il motivo per cui Andrew
Carnegie spese la sua fortuna personale per costruirne ovunque.
  Il problema non è se i cittadini ci vadano o no: è che devono avere la
possibilità di andarci. Non c'è teoria moderna della democrazia che
ammetta un cittadino disinformato e ignorante. Una biblioteca
arricchisce il tessuto democratico rendendo possibile ai cittadini di
informarsi non nella solitudine di un computer casalingo ma in un
confronto con altri cittadini, altri documenti, altri formati. Di questo
lavoro incessante le biblioteche sono un luogo necessario. Anche se ci
si va soltanto per leggere la «Pittsburgh Post Gazette» o il «Resto del
Carlino».





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